Musulmani in Italia

Una risata sul Profeta?

È irrispettoso, oltre che pericoloso, ironizzare sull’Islam e i suoi Profeti? (parte seconda)
E’ possibile ridere sull’inviato di Dio, sul sigillo della profezia, sul migliore degli uomini, sul profeta Muhammad? Magari fare una battuta sulla sua barba che con gli anni ingrigiva, come accade ad ogni anziano, o su abitudini che potrebbero apparire poco virili, come l’uso quotidiano del profumo? “ Della vita quello che più amo sono la preghiera,  le donne e il profumo ” ebbe a dire il Profeta che di mogli ne ebbe 17: una sola fino ai 40 anni , Kadhigia, l’”imprenditrice”  di Mecca che gli diede un lavoro  di prestigio e poi gli si offrì in moglie. Il Profeta la sposò quanto lei aveva 40 anni e lui 25, il matrimonio durò 15 anni. Un matrimonio d’interesse? Anche su questo si potrebbe fare qualche battuta. E che dire del capitolo “le donne del Profeta”? Argomento delicato e al centro dei commenti già al tempo del Profeta. Con una certa disinvoltura  Muhammad passò dalla matura Kadhigia alla quasi bambina Aisha. Le cronache raccontano che la piccola Aisha si fidanzò con il Profeta quando aveva 9 anni e andò a vivere nella casa del suo promesso sposo portando con sé i giocattoli e le bambole. Il matrimonio venne celebrato e consumato di lì a poco, al primo mestruo della giovane moglie. La sensuale Aisha era vivace, arguta e devota al Profeta, ma non priva di verve, capace di commenti salaci persino nei confronti dell’inviato di Dio. Come quando il Profeta fu colpito dalla sensuale bellezza di Zaynab, moglie di Zaid suo figlio adottivo, il quale subito ripudiò la moglie, per far cosa grata all’inviato di Dio.  Cosa grata ma quasi scandalosa per il costume del tempo e del luogo: l’unione tra un uomo e la ex moglie di un suo figlio adottivo appariva al limite dell’incesto! Repentina però arrivò una provvidenziale rivelazione, la parola di Dio che legittimava tale unione, così come  sempre una rivelazione concedeva una deroga al Profeta in fatto di numero delle mogli . Il massimo di quattro mogli che valeva per tutti gli uomini della terra si dilatava senza limiti per il Profeta. La giovane Aisha  commentò , non senza l’ironia di un’innamorata gelosa : “ Inviato di Dio , sembra che Allah sia sempre pronto ad assecondare i tuoi desideri”. Aisha era irrispettosa? Faceva del sarcasmo sul Profeta? Voleva forse mettere in dubbio l’autenticità di una rivelazione quasi fosse ad usum Muhammadi ? E che dire della stessa Aisha, la moglie preferita del Profeta? Alcuni dei compagni del Profeta ne misero in dubbio la fedeltà, quando si perse nel deserto durante un trasferimento e solo al mattino tornò all’accampamento, ricondotta da un giovane ed aitante cammelliere mandato a cercarla molte ore prima.  Muhammad fu tradito? Si potrebbe ironizzare , come si è soliti fare su quanti portano metaforicamente  i segni del tradimento? Non lo sostiene il sottoscritto , ma diversi compagni del Profeta che adombrarono tale ipotesi, primo fra tutti Ali, cugino e figlio adottivo di Muhammad, che invitò il Profeta a ripudiare la giovane moglie per indegnità.  La situazione provocò non poco turbamento  allo stesso Profeta che ne parlò persino in pubblico, apertamente. I rapporti tra Aisha e Ali, futuro califfo e precursore degli Sciiti, si guastarono per sempre , ma quelli con il Profeta furono ricuperati grazie ad una nuova e famosa rivelazione: “perché ci sia adulterio è necessaria la testimonianza di 4 testimoni oculari”.   Che dire su questa questione: ristabilita la rispettabilità di Aisha e quella dello stesso Profeta grazie a un decreto divino? Muhammad, inviato di Dio, il migliore degli uomini e il migliore dei mariti? Nel Corano si legge l’ammonizione di Allah: “potete avere fino a quattro mogli, a condizione che tutte siano trattate equamente”. Si potrebbe ironizzare anche sull’equità di Muhammad nei confronti delle sue mogli, che a Medina si coalizzarono e ribellarono contro il Profeta, accusato di comportamenti non consoni ad un marito equo e amorevole. Ma perché poi si dovrebbe ironizzare sul profeta dell’Islam, guida ed esempio per un miliardo e più di musulmani? Forse perché è un uomo, non un uomo come tanti, ma pur sempre un uomo? E chi lo dice questo, l’orientalista di turno che vuole insegnare ai credenti della vera religione, che cos’è l’Islam? No, lo dice il Profeta, nel libro sacro: “io sono solo un uomo”! Ma non un uomo qualunque, Muhammad è “il migliore degli uomini”, almeno da quando, come racconta qualche antica biografia del profeta (Sira), ancora in tenera età due angeli gli aprirono il petto per strappargli un grumo nero di sangue simbolo del peccato e dell’imperfezione.  Allora Muhammad è perfetto? E se lo fosse come sarebbe possibile e lecito criticare e sorridere della perfezione? Che Muhammad non fosse perfetto sembrava crederlo lo stesso Profeta, come ricordato, ma pure Allah il Sommo e le mogli del Profeta. Mi si perdoni l’accostamento, che non è irriverente, ma è solo cronaca coranica. Tutti quelli che hanno letto e riletto con attenzione il Corano, come chi scrive, sanno che Allah per almeno due volte rimproverò il Profeta che mentre parlava con due ricchi mercanti non si curò di un povero che chiedeva il suo aiuto; un’altra volta per una preghiera mal fatta, peccato non veniale se si considera che pregare vuol dire porsi in relazione con Dio stesso, almeno così è scritto nei testi dei sapienti e dei maestri come Ibn  Arabi e al Ghazali. Che in più occasioni Muhammad fosse stato contestato da una o l’altra delle sue mogli e donne, che dir si voglia, è cosa troppo nota per insistervi. La fonte è sempre quella che non si discute, il Corano, che come tutti sanno è la parola di Dio fatta scendere sugli uomini. Forse , citando Hegel, si potrebbe ricordare che “nessuno è un eroe per il suo cameriere”, come dire: “Il cameriere che è abituato a vedere il suo signore che si aggira con le brache in camera da letto,  fa fatica a riconoscere in lui l’eroe ”. E forse lo stesso può dirsi anche delle mogli del Profeta che abituate a condividere con lui l’intimità del gineceo a volte dimenticavano che sotto le coltri c’era pur sempre l’inviato di Dio e il sigillo della Profezia!     Quanto ho appena scritto mostra che già nella Sunna , la tradizione fondata sulla vita del Profeta, si ritrova quella che potremmo definire l’ironia sul Profeta, se per ironia intendiamo -come a mio avviso deve intendersi- la messa in discussione dell’apparenza, il capovolgimento di ciò che appare evidente, la messa in luce di un risvolto che appariva secondario o nascosto. Se intendiamo per ironia una forma di critica morale. Quindi, già all’epoca del Profeta, era estranea  a quanti gli vivevano a fianco l’idea che la sua condotta fosse al di là del bene e del male, che fosse perfetto e non giudicabile. La questione della liceità dell’ironia sul Profeta potrebbe però porsi anche in altro modo, ad esempio in questi termini: “ Io non sono un credente, o se si vuole, sono un credente sui generis; per me Muhammad non diversamente da Budda, Zarathustra o Gesù Cristo è solo un personaggio storico che ha avuto ed ha un certo seguito. Accanto a lui potremmo mettere altre decine di personaggi che in vario modo meritano rispetto per il contributo che hanno dato alla conoscenza, alla scienza, all’arte e così via. Personaggi come Socrate e Machiavelli, Freud e Picasso, aggiungendo semmai  qualche contemporaneo, come Obama o Papa Francesco.  Se io non potessi esprimere il mio giudizio, la mia critica, la mia ironia e il mio sarcasmo sulle loro vite e sulle loro idee, per non offendere nessuno di quanti si riconoscono in essi, di cosa potrei parlare, scrivere, disegnare, sproloquiare?  Delle previsioni del tempo?”.  Ma questa è una diversa questione e ne parleremo in un’altra occasione. Insh Allah!, of course .

Enrico Ferri

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