Musulmani in Italia

Sintesi delle relazioni della giornata di studi

riportiamo di seguito la sintesi della relazione dell’Imam Ezzedin Elzir.

Ormai a livello europeo la comunità islamica è sempre meno una comunità immigrata e sempre più una comunità composta da cittadini a pieno titolo degli Stati nazionali e quindi dell’Europa.

In Francia sono oltre tre milioni i cittadini francesi di religione islamica, alcune centinaia di migliaia sono nel Regno Unito, in Olanda il 5% e in Belgio si calcola che tra 10 anni saranno la maggioranza della popolazione, e nei Paesi dell’Est europeo sono numerosissimi (12,2% in Bulgaria, 1,2 in Croazia, 2,4 in Slovenia) e se mai la Turchia completerà il suo processo di adesione alla UE altri 75 milioni di musulmani saranno a pieno titolo europei.

Da questi dati deriva una nuova attenzione che Paesi più lungimiranti del nostro e meno ideologizzati identitariamente rivolgono alle loro minoranze musulmane.

La nostra umma in Italia è composta fondamentalmente da due insiemi: quello degli stranieri immigrati e quella degli italiani convertiti.

Oltre a questi due insiemi principali possiamo individuare sottoinsiemi e insiemi formati dall’intersezione di altri. Ci sono infatti immigrati che hanno acquisto la cittadinanza per matrimonio o per lunga residenza, poi ci sono i figli degli stranieri che raggiunta la maggiore età hanno diritto alla cittadinanza e generalmente la ottengono, poi la prole delle coppie in cui almeno uno dei genitori è cittadino italiani e quindi loro stessi cittadini dalla nascita.

Nel complesso ci sono in Italia circa un milione e settecentomila musulmani, oltre il 90% sono stranieri provenienti da decine e decine di paesi diversi. Il gruppo etnico/culturale più importante è quello arabofono. Al suo interno i nordafricani sono oltre mezzo milione di persone e tra loro i cittadini marocchini sono oltre 300 mila.

E fuori discussione che sono questi fratelli arabi quelli che hanno costituito e gestiscono la grande maggioranza dei luoghi di culto nel nostro Paese, che oggi sarebbero 753 (???), in base all’ultimo dato ufficioso che emerge da un rapporto riservato dei servizi di sicurezza dell’aprile 2007).

Siamo assolutamente certi che una gran parte di questi settecento e passa luoghi di culto sono piccolissime stanze adibite alla preghiera presenti in molti ristoranti, negozi, call center ecc.

Stimiamo che le strutture in cui si assolvano più o meno regolarmente i riti siano non oltre il 50% di quelle censite dal rapporto e tra esse distinguiamo tre categorie:

  1. le mossallat: luoghi di culto aperti qualche ora al giorno, pincipalmente la sera e nei giorni festivi, in alcune di esse (non tutte) si svolge la preghiera del venerdì.
  2. Le moschee: agibili generalmente nel tempo delle cinque preghiere quotidiane, vi si svolge regolarmente la preghiera del venerdi e svolgono una certa attività di insegnamento per adulti e bambini,
  3. I centri islamici, sono strutture più ampie e variegate, in cui si svolgono attività anche non strettamente religiose, di acculturamento generale, di mediazione culturale e istituzionale

Insegnamento della religione islamica nelle scuole pubbliche, riconoscimento delle figure religiose islamiche nelle istituzioni sanitarie, militari e carcerarie e perfino, è notizia recente, l’elaborazione di un protocollo relativo ad una normativa sulla carne halal (islamicamente lecita) affidata ad una commissione formata dall’Austria (che memore di un impero multireligioso ha una legislazione in proposito da decenni) e dalla Turchia che pur non facendo parte della UE è membro del Consiglio d’Europa.

In Italia oltre 300mila ragazzi e ragazze musulmani/e frequentano le scuole di ogni ordine e grado in Italia, sono i nuovi cittadini che si aspettano dallo Stato e dalle sue istituzioni una risposta al riconoscimento della loro specificità nel quadro dei diritti che la Costituzione garantisce loro.

La libertà religiosa è infatti garantita dalla Costituzione, tuttavia manca ancora una normativa generale per attuare questo diritto per quanto riguarda la comunità islamica italiana. In Italia i musulmani residenti sono, come detto sopra 1,7 milioni: lavorano e pagano le tasse.  Una realtà che non può essere ignorata e che contribuisce allo sviluppo del paese in termini demografici, culturali, religiosi e sociali. Chiediamo solo di essere italiani anche noi, con la nostra fede islamica.

Com’è noto la Carta fondamentale prevede che lo Stato stipuli  Intese con le confessioni religiose; molte intese sono state fatte ma ancora a nostro proposito non è neppure iniziato un percorso ad hoc.

Manca quindi una legge quadro nazionale che possa disciplinare la materia. La religione cattolica ha un «concordato» con lo stato italiano, noi chiediamo un’intesa che ci consenta pari doveri ma anche pari diritti. Soprattutto perché i nostri fratelli e le nostre sorelle  possano praticare la nostra religione in libertà e trasparenza, ma al tempo stesso non creare disagio né disturbo a nessuno. Nel rispetto delle regole, che però ancora – in molti casi – non ci sono.

Ci rendiamo conto che le contingenze politiche contemporanee hanno creato una serie d’incomprensioni e perfino conflitti tra il mondo occidentale e quello islamico, ce ne facciamo carico per quanto nelle nostre possibilità, ma tutto questo non dovrebbe essere impedimento al pieno godimento di quei diritti e prerogative che i principi e le leggi dello Stato riconoscono ai suoi cittadini e residenti.

Ci auguriamo che iniziative come questa dell’UNICUSANO possano contribuire ad una migliore conoscenza e favoriscano l’incontro e l’armonia tra le diverse componenti spirituali e culturali della società italiana.