Musulmani in Italia

Introduzione elementare all’Islam

“Oh Muhammad, dimmi che cos’è l’Islam”
I 5 “pilastri” ( arkan) della religione
«Un giorno, mentre eravamo seduti accanto al messaggero di Dio, ecco apparirci un uomo dagli abiti candidi e dai capelli di un nero intenso; su di lui non traspariva traccia di viaggio, ma nessuno di noi lo conosceva. Si sedette di fronte al Profeta, mise le ginocchia contro le sue e poggiando le palme delle mani sulle cosce gli disse “Oh Muhammad, dimmi che cos’è l’islâm”. Il Messaggero di Dio disse “l’ islâm è che tu testimoni che non c’è altro dio che Allâh e che Muhammad è il Messaggero di Dio; che tu compia la preghiera rituale, versi la zakàt [elemosina legale], digiuni nel mese di Ramadan e faccia il pellegrinaggio alla Casa [la sacra moschea di Mecca], se ne ha la possibilità”. “Tu dici il vero!” disse l’uomo. Ci sorprese che fosse lui ad interrogare il Profeta ed approvarlo. L’uomo chiese allora : “dimmi cos’è l’iman [la fede]”. Il Profeta rispose: “è che tu creda in Dio, nei sui angeli, nei suoi Libri, nei suoi Messaggeri e nell’Ultimo Giorno, e che tu creda nel decreto divino, sia nel bene che nel male”. “Tu dici il vero!”, replicò l’uomo che riprese dicendo: “dimmi che cos’è l’hisan [retto comportamento]”. Egli rispose: “è che tu adori Dio come se lo vedessi; perché, se tu non lo vedi, certamente egli ti vede”. L’uomo disse: “dimmi che cos’è l’Ora [del giudizio finale]”. Il Profeta rispose: “l’interrogato non ne sa più di chi lo interroga”. […] Dopodiché l’uomo sparì ed io rimasi solo. Allora il Profeta mi chiese: “Omar, sai tu chi mi ha interrogato?” Io risposi: “Dio e il suo Messaggero ne sanno di più”. “Era Gabriele”, disse, “che è venuto per insegnarvi la vostra religione”».

Quello appena riportato è uno dei più celebri hadìth (tradizione giuridica di un episodio che riguarda il Profeta Muhammad o l’Islàm) in cui è descritta la quintessenza dell’Islàm. I cinque pilastri della religione, innanzitutto, cioè i precetti e le pratiche alla base dell’Islàm, che sono:

1.    la professione di fede (shahàda)
2.    la zakàt (elemosina legale)
3.    la preghiera rituale (salàt)
4.    il digiuno del mese lunare (sawm Ramadan)
5.   il pellegrinaggio a Mecca e dintorni (haģģ)

Per retto comportamento si intende, innanzitutto, la pratica dei cinque pilastri della fede.

La Shahada è la professione di fede che consiste, appunto, nell’accettare i due postulati della stessa: “non c’è Dio al di fuori di Dio e Muhammad è il Suo Profeta!”. Dio è unico, assoluto, creatore dell’universo e dell’uomo, del tempo e dello spazio. È eterno e non può essere classificato ed indagato con le limitate categorie umane. Quello che Dio è, e vuole, è fissato da Lui stesso, ed è espresso attraverso la Rivelazione raccolta nel Corano, non grazie alla speculazione umana. La seconda parte della Shahada attesta che Muhammad è l’ultimo e, per questo, il più importante dei profeti. Con lui finisce la trasmissione della rivelazione. Se una persona vuole convertirsi all’Islàm, deve pronunciare la Shahada davanti a due testimoni musulmani. Da quel momento è considerato lui stesso un musulmano, con tutti i doveri che ne conseguono.
Il secondo dovere è la preghiera (salàt) recitata cinque volte al giorno. Esiste una preghiera notturna dopo il tramonto ed una preghiera che si fa al sorgere del giorno. La preghiera può essere svolta da soli o insieme ad altri. Il venerdì è il giorno della preghiera comunitaria che si svolge di preferenza nella moschea. Si prega sempre rivolti verso Mecca, verso il santuario della Kaaba.Il terzo dovere è la zakàt, l’elemosina a cui ogni musulmano è tenuto. Si tratta di fatto di un’imposta che viene redistribuita ai più bisognosi. Il quarto dovere è il digiuno, il sawm, che si deve praticare dall’alba al tramonto nel nono mese lunare di ramadan. In questo periodo è vietato oltre al mangiare e al bere, anche fumare, profumarsi e avere rapporti sessuali, sempre durante il dì. Sono esentati dal digiuno i malati, i bambini, le donne incinte, gli anziani, le persone in viaggio. Nel mese del ramadan si commemora la discesa della rivelazione su Muhammad. È una festa religiosa importante dell’Islam (la principale è quella del “Giorno del sacrificio”, nel corso del mese in cui ha luogo il haģģ), che coinvolge ben più di un miliardo di musulmani in tutte le parti del mondo.
Il quinto dovere di ogni musulmano è fare il pellegrinaggio (haģģ), almeno una volta nella vita, alla “Casa santa”, alla Kaaba, al santuario di Mecca. È un dovere per chi ne abbia le possibilità dal punto di vista finanziario e si trovi in buona salute In quest’ultimo caso, se impossibilitati da malattia, si può delegare un altro che farà il pellegrinaggio per proprio conto.

Come più volte ricordato, l’Islam è una religione monoteistica rivelata attraverso un profeta, un Inviato di Dio. La rivelazione è stata raccolta, dopo la morte di Muhammad, in un testo che è il Corano, come pure la raccolta degli hadith, dei racconti di episodi della vita del Profeta è il miglior esempio del comportamento che ogni musulmano dovrebbe tenere e, per un altro verso, la migliore interpretazione di quanto la rivelazione prescrive.

Corano
L’Islam è una religione rivelata, trasmessa da Dio all’uomo attraverso una serie di inviati (rasul Allah) e di Profeti (Nabi). Questa rivelazione ha avuto inizio con Abramo (“l’amico di Dio”) ed ha avuto termine con Muhammad, che perciò viene chiamato anche “il sigillo della profezia”. La rivelazione, nel corso del tempo, è stata raccolta in alcuni testi sacri, come la Torah ed il Vangelo (nel Corano è citato sempre al singolare). L’ultimo testo che raccoglie la rivelazione e la completa, è il Corano. Il nome deriva dall’arabo Al-quran, “da recitare, da leggere”.
I musulmani, però, di fatto, lo considerano l’unico testo sacro di riferimento perché le precedenti rivelazioni indirizzate agli ebrei ed ai cristiani, con i loro rispettivi testi sacri (Vangelo, Torah) sono ritenute alterate, corrotte, in alcune parti fondamentali. Ad esempio, i musulmani sostengono che tanto gli ebrei che i cristiani hanno espunto dai testi sacri tutti i passaggi in cui si annunciava la venuta di Muhammad. Per questo i musulmani, anche quando si riferiscono a Profeti come Abramo, Mosè o Gesù, hanno come unica fonte il Corano.  Il Corano contiene la rivelazione fatta  a più riprese da Allah a Maometto, in lingua araba, attraverso l’angelo Gabriele, nel periodo compreso tra il 610 e 632 d.C.
Il 20 luglio del 610 è una data molto importante per i musulmani che chiamano “la notte del destino”, perché a Muhammad, che si era ritirato in meditazione presso una notte del monte Hira, apparve l’angelo Gabriele che gli disse che era stato il prescelto da Dio, che Dio lo aveva voluto come suo inviato per portare agli uomini la sua parola, la rivelazione. Il 632 è l’anno in cui Muhammad morì. Per un periodo di circa ventidue anni, a parte una breve interruzione, Muhammad ricevette una serie di rivelazioni divine attraverso Gibril (il nome arabo di Gabriele) e in sogno.
Alla sua morte si cominciò l’opera di raccolta di quei testi che in buona parte erano tramandati e recitati a memoria dai primi seguaci e discepoli del Profeta e che solo in minima parte erano stati raccolti in forma di scrittura. L’edizione definitiva del Corano fu stabilita dal terzo Califfo dell’Islam, Uthman, dopo circa vent’anni dalla morte del Profeta. Il Corano è diviso in capitoli (sure) ed in versetti (ayat).
Il Corano è composto da 114 sure, ordinate secondo un criterio di lunghezza decrescente, a partire dalla seconda. La Sura più lunga è composta da 286 versetti, la più breve da tre. Ogni Sura ha un titolo ed un numero, il primo, in genere, si riferisce al principale argomento trattato, il secondo dalla sua collocazione. I versetti del Corano si citano facendo riferimento al testo , poi alla Sura, poi al, o ai, versetti.
Se, ad esempio, si legge questa citazione: Corano, III:2-3 ci si riferisce a questo passo: “Dio! Non c’è altro Dio che Lui, il Vivente, che di sé vive. Egli ti ha rivelato il Libro, con la verità, confermante ciò che fu rivelato prima e ha rivelato la Torah ed il Vangelo”. Ci si riferisce alla Sura numero 3 che ha per titolo “la Sura della famiglia di Imran”. Quest’ultimo è un personaggio biblico (il padre di Mosè e Aronne) citato appunto in questo capitolo del Corano. È una Sura  medinese di duecento versetti; significa che è stata rivelata nel suo intero nel periodo in cui Muhammad si era trasferito a Medina. Ogni Sura si compone di versetti rivelati nel periodo in cui Muhammad viveva a Mecca (fino al 622), oppure di versetti medinesi rivelati negli ultimi dieci anni della sua vita. Molte Sure, però, sono composte tanto da versetti meccani che medinesi. Non c’è nessun ordine cronologico ma solo tematico, in pratica in ogni Sura sono raccolti versetti che riguardano la stessa materia. Il Corano è considerato un testo sacro nel quale è raccolta tutta la rivelazione, cioè la parola che Dio rivolge agli uomini. Ogni musulmano ha la sua formazione attraverso lo studio e la lettura i del Corano, apprendendo spesso a memoria buona parte dei testi che vi sono riportati. Il Corano è trattato con particolare riguardo, spesso rilegato, conservato nelle parti più alte della biblioteca, manipolato con reverenza e con mani pulite.

La Sunna
Se nel Corano è raccolta la rivelazione, gli hadith sono alla base della Sunna, cioè dell’insegnamento che si può ricavare dalla vita e dalle azioni del Profeta. L’hadith è un racconto nel quale, attraverso una catena di testimoni, si risale ad un comportamento del Profeta dal quale è possibile trarre un insegnamento; un atto, un gesto, un’affermazione, persino un silenzio dal quale è possibile dedurre una manifestazione del suo pensiero, della sua volontà. Gli hadith furono raccolti da una serie di personaggi diversi dopo la morte del Profeta. Le raccolte più famose sono sei; la più prestigiosa delle quali, ritenuta la più attendibile, è quella di al Bukhari, e, quasi sullo stesso piano, quella di Muslim. Importante è la raccolta di an-Nàwawi, non ampia come le prime due. Attraverso gli hadith ci si può riferire a moltissime tematiche, sia di ambito pubblico che privato. L’importanza degli hadith risiede nel fatto che Muhammad è considerato dai musulmani come l’esempio per eccellenza del perfetto credente e, come è detto nel Corano, “il migliore degli uomini”, o l’uomo perfetto (insàn kàmil). In altre parole, Muhammad è considerato il miglior interprete della rivelazione e l’esempio da imitare per tutti i musulmani. Quindi, spesso, ci si riferisce agli hadith su tematiche poco trattate o sviluppate in modo poco chiaro nel Corano. Gli hadith sono, con il Corano, la principale fonte della Sharia cioè della Legge sacra, a cui bisogna riferirsi per comportarsi in modo conforme alla volontà di Dio. L’aspetto problematico degli hadith è la loro attendibilità. Infatti, nel corso dei secoli, c’è stata una ininterrotta produzione di hadith per giustificare questa o quella scelta o questo o quel comportamento. Un altro aspetto problematico è connesso al fatto che spesso si sono “integrati” o addirittura trasformati alcuni precetti coranici (cioè la volontà e la parola di Dio) con degli hadith di problematica interpretazione. In base a degli hadith, ad esempio, si giustifica la lapidazione degli adulteri o degli apostati, di cui non c’è nessuna traccia nel Corano.