Musulmani in Italia

Intervista al prof. Enrico Ferri, direttore del master “Musulmani in Italia”

Professor Ferri quali sono i motivi che la hanno spinta a promuovere un master ed un corso di perfezionamento sull’immigrazione musulmana in Italia?
In Italia ci sono circa 5.180.000 stranieri, secondo i dati del recente dossier sull’immigrazione (fonte Idos). Di questi il 32% è costituita da musulmani. La seconda nazionalità, per presenze, in Italia è quella marocchina, la terza quella albanese. Complessivamente i musulmani sono circa un milione e mezzo, concentrati soprattutto nell’Italia del centro-nord. E’ una realtà con cui bisogna interagire e che bisogna conoscere.

I musulmani immigrati in Italia hanno delle caratteristiche specifiche che li distinguono dagli altri immigrati?
L’Islam non è solo una religione, è quella che si definisce una ortoprassi, cioè un modo di vivere e di agire, un modo di essere che abbraccia tutta la sfera d’azione della persona. I musulmani dicono che l’Islam indirizza la loro vita “Dalla culla alla tomba”.

Può farci qualche esempio al riguardo?
Una delle cinque regole fondamentali dell’Islam, i così detti “pilastri della fede”, impone il digiuno nel nono mese lunare del Ramadan, in cui si celebra la discesa della rivelazione su Muhammad. Per circa un mese, dall’alba al tramonto, il musulmano non può bere, mangiare, fumare, avere rapporti sessuali. Soprattutto quando il Ramadan coincide con un mese estivo, con una temperatura molto calda , è problematico fare per più ore lavori pesanti e faticosi: si rischiano conseguenze negative sulla propria salute. Oppure pensiamo a musulmani che si trovano in luoghi come le prigioni, le caserme, o semplicemente posti di lavoro con mense non attrezzate a servire pasti dopo il tramonto.

A quali categorie si rivolge il master e la scuola di perfezionamento?
Il master e la scuola di perfezionamento, entrambi di 90 ore, con lo stesso programma e gli stessi docenti, si propongono di dare una formazione non superficiale sulla storia dell’Islam, sulle caratteristiche essenziali di questa religione, sulle pratiche religiose dei musulmani, sulle loro specificità. Allo stesso tempo, si considera in modo particolare la realtà dei musulmani in Italia, le loro richieste, le differenze tra la legislazione italiana e la sharia, il “problema “ delle coppie miste, ecc.

Perché parla delle coppie miste come di un “problema?
Essenzialmente per due motivi: un musulmano può sposare fino a quattro donne, è una religione che ammette la poligamia. Questa pratica non è al giorno d’oggi molto diffusa, soprattutto per motivi economici: è l’uomo che deve mantenere la donna, anche se questa si trova in una situazione economica agiata. La poligamia è poco diffusa, ma esiste, è ammessa ed è lecita. Secondariamente, mentre un uomo musulmano può sposare anche una donna cristiana o ebrea, una donna musulmana non può sposare altri che un musulmano. Una cristiana può sposare un musulmano senza  convertirsi all’Islam, ma i suoi figli dovranno avere la religione del padre, cioè essere musulmani. La sharia è assai chiara al riguardo. Queste regole possono creare contrasti fra le famiglie.  Un uomo musulmano spesso si oppone ad una relazione che sua figlia ha con un ragazzo non musulmano. Non è la regola, ma può accadere.

Quindi il master si rivolge ad operatori sociali e a mediatori interculturali?
Non solo,  si indirizza a quanti operano e interagiscono con realtà sociali, lavorative, formative, scolastiche, ecc., in cui è significativa la presenza di musulmani. Un discorso a parte va fatto per le forze di polizia .

Perché?
Negli ultimi due anni ho svolto un corso universitario nella facoltà di Giurisprudenza dell’UniCusano, dove insegno dal 2009, un corso su “Democrazia e Islam”. Decine di carabinieri, poliziotti, agenti della polizia doganale, militari che prestavano servizio all’estero , mi hanno scritto per dirmi che attraverso il mio corso avevano acquisito nozioni utili per il loro lavoro, in quanto, pur lavorando in realtà dove era considerevole la presenza di musulmani, non avevano avuto nessuna formazione specifica. Anche e soprattutto a loro si rivolge il master come il corso di perfezionamento ( per i non laureati) che hanno lo stesso programma e gli stessi insegnanti. Per questo, anche se è un’iniziativa di alto livello, con un corpo insegnante di eccellenza, il costo del master è assai contenuto: mille euro per i dipendenti di enti pubblici, duecento in più per tutti gli altri.

Bene, allora buon lavoro. Vuol dire ancora qualcosa per concludere?
Brevemente due cose: nel mondo ci sono più di un miliardo di musulmani che rappresentano realtà assai differenziate da molti punti di vista. Non si possono ridurre a stereotipi o avvicinare attraverso luoghi comuni. Occorre conoscerli e cercare di interagire con loro in modo cooperativo. In Italia il fenomeno immigratorio non rappresenta una realtà passeggera che sparirà nei prossimi anni.  E’ un dato di fatto , in Italia e in Europa: una realtà del nostro presente e del nostro futuro, che bisogna conoscere e con la quale interagire nella prospettiva dell’integrazione e della cooperazione.  Il master e il corso di perfezionamento si pongono su questa linea di intervento.

a cura di Alessio Moriggi- Ufficio stampa UniCusano

No Comments Yet.

leave a comment