Musulmani in Italia

Intervista a Ahmed Abdel Aziz

Ahmed Abdel Aziz, italo egiziano di 29 anni, vive a Milano dove studia ingegneria e lavora come project manager. Sposato con una savonese di nascita e siriana d’origine ha un figlio di nome Hamza. Per diversi anni è stato portavoce dei giovani musulmani d’Italia e attualmente è presidente del Comitato nazionale Libertà e democrazia per l’Egitto, vicino alle posizioni dei partiti che come i “Fratelli musulmani” vogliono un ritorno di Morsi alla presidenza della Repubblica. Gli abbiamo fatto una serie di domande sulla situazione egiziana e sull’imminente referendum a cui sono chiamati gli Egiziani, fra meno di una settimana, per decidere se approvare o meno la nuova costituzione che modifica alcuni punti essenziali di quella voluta dai “Fratelli musulmani”. E’ quasi inutile ricordare che le affermazioni espresse dall’intervistato riportano le posizioni sue e del comitato di cui è espressione, come, ad esempio, quando sostiene che rivendicare per le minoranze religiose che vivono nei paesi musulmani gli stessi diritti che hanno i musulmani in Europa è una richiesta tipica dei dittatori militari. Pensiamo che le tre testimonianze riportate in questa rubrica possano dare una prima ma significativa idea delle varie posizioni presenti nella complessa situazione egiziana.

Ahmed Abdel Aziz

1) Lei è presidente di un comitato che si chiama “Libertà e democrazia per l’Egitto”, vicino alle posizioni dei “Fratelli musulmani” che dicono di far derivare dall’Islam la loro visione e la loro proposta politica. La libertà per l’Islam è solo la libera scelta di accettare Dio e la rivelazione, non è espressione di autonomia, di autodeterminazione. Oppure di libertà si parla come possibilità di liberarsi da tutto ciò che è altro da Dio. Questa è la libertà che volete per l’Egitto?
Il Comitato Libertà e Democrazia è composto da molte anime, islamici e laici, simpatizzanti dei Fratelli Musulmani e Hamdin Sabbahi, Abulfutuh, Hezb Al Wasat (partito di centro) e altri gruppi che fanno riferimento ai movimenti giovanili che hanno dato vita e senso al 25 gennaio 2011. Tutti accomunati contro il Golpe militare e a favore del processo di democratizzazione dell’Egitto, iniziato con l’elezione del Presidente Morsi. Anzitutto la libertà è la possibilità di decidere mentre sotto un regime si ha la sola scelta di vivere sotto l’ingiustizia oppure andarsene, dunque una non scelta. La libertà a cui mi riferisco, fortemente radicata nella tradizione islamica, è la possibilità di scegliere quotidianamente quali sono i principi di cui essere portatori e quali azioni compiere per la diffusione di tali principi. La distanza da Dio non rende l’uomo libero e non è sinonimo di modernità e progresso. Basta pensare alle crisi del nostro tempo.

2) I “Fratelli musulmani” affermano di accettare la democrazia, ma poi dichiarano. “La nostra costituzione è il Corano!” come pure “L’Islam è la soluzione”. Lei crede che il Corano e l’Islam siano anche la soluzione (in Egitto ed altrove) per i non musulmani, per i cristiani, per gli ebrei, per i laici, per i non credenti? Pensa che il suo modello di vita e la sua visione del mondo vadano bene per tutti, anche per quelli che non si riconoscono in essi?
Come credente sono convinto che l’islam sia la fonte dalla quale ricercare e estrapolare insegnamenti utili (e necessari) all’elaborazione di soluzioni ai problemi del nostro tempo, per i musulmani, per i non musulmani, per i lavoratori, le casalinghe, uno studente, un imprenditore e anche un capo di stato. Non sarei altrimenti un vero credente. L’islam è la soluzione è un motto che io intendo come un richiamo al ritorno ai principi, che sono i valori dell’uguaglianza, della collaborazione e sostegno sociale, l’altruismo verso le persone in difficoltà. In questo periodo di crisi sentiamo spesso slogan sul ritorno alla moralità. Per un credente la moralità è la sua fede e cosa questa indica. In questo senso comprendo il motto l’islam è la soluzione. È altrettanto vero e comprensibile che se da un lato sono convinto che l’islam sia il miglior veicolo del bene, la miglior via per l’uomo, sono altrettanto convinto che una parte dei musulmani possano essere il problema.

3) Cosa intendete per democrazia? Secondo l’etimo significa “potere del popolo”, popolo che risponde solo a se stesso e decide i principi a cui riferirsi, che sono in genere principi e valori che favoriscono lo sviluppo ed il benessere della comunità. Nell’Islam il popolo ha una sua ragion d’essere solo in quanto Umma, comunità dei credenti. La Umma si costituisce sulla base di legami di appartenenza religiosa, non di interessi mondani, o no?
Non credo corrette queste affermazioni. L’islam è una religione pragmatica. Fin dall’inizio ha stabilito il concetto di cittadinanza andando oltre la sola “comunità di fede” lasciando però al contesto e all’elaborazione umana (volta a esprimere i principi in azioni, scelte concrete) la forma di gestione più adeguata. La democrazia è un modo di gestire il potere. Spesso si confonde il concetto di democrazia con libertà e ancor più spesso con il concetto di modernità. Credo che allo stato attuale il modello migliore di gestione del potere sia la democrazia, modello in cui i cittadini esprimono il proprio consenso verso anzitutto delle visioni differenti e verso i programmi che esprimono il “come” e queste visioni prenderanno forma. L’islam non è la religione degli arabi.

4) Morsi ha affermato di accettare i principi democratici ed è andato al potere con poco più di un quarto dei voti degli aventi diritto al voto. Tra le prime misure c’è stata quella di tentare di esautorare la Corte Costituzionale dei suoi poteri, i “Fratelli musulmani” hanno dimostrato sotto la sede della Suprema corte quando non ha voluto assecondare le decisioni di Morsi. Morsi si è attribuito, si è auto-attribuito l’impunità per tutti i suoi decreti, in altre parole per tutte le sue decisioni prese nel periodo del suo mandato. Le sembrano misure di tipo democratico?
Siamo abituati a ragionare su sistemi istituzionali già funzionanti e rodati, in cui gli organi dello Stato sono definiti e la relazione tra i poteri chiara. Non siamo abituati a ragionare sulla costruzione. Bisogna inquadrare le scelte di Morsi e dei suoi collaboratori (gran parte della sua squadra composta da esponenti non dei Fratelli Musulmani) nella logica della costruzione. Faccio un esempio concreto. L’impunità che cita è stata definita su un orizzonte temporale definito, pochi mesi, il tempo necessario per fare delle scelte altrimenti non perseguibili con l’assetto istituzionale ereditato da Morsi e costruito dai regimi. Ci scordiamo che le Istituzioni egiziane sono permeate e gestite dagli ” uomini del passato”, coloro che hanno lavorato alla corte di Mubarak e predecessori e che hanno gestito le istituzioni, per esempio la Corte Costituzionale, come luogo privato o feudo personale e famigliare. Per scardinare questo assetto in Europa abbiamo usato guerre molto costose sul piano umano. C’è chi ha contestato Morsi con grande forza per essere stato troppo indulgente nel perseguire la corruzione nelle Istituzioni del paese.

5) Tra le misure prese e inserite nella nuova Costituzione ce ne sono alcune che riducono i diritti di culto per le minoranze religiose. In Italia ci sono un milione e mezzo di musulmani che rivendicano giustamente il diritto di praticare liberamente la loro religione, con tutto ciò che questo comporta. Gli stessi diritti che i musulmani rivendicano in paesi a maggioranza non musulmana perchè non li riconoscono alle minoranze non musulmane che vivono in dar al -Islam?
I diritti delle minoranze devono essere rispettati e diffusi ovunque. Non parlo solo del praticare la propria fede ma anche alla diffusione della piena dignità. Chi non lo fa sbaglia e non ha ancora compreso la natura dei messaggi divini. Come lei sa nella storia dei paesi islamici, o per meglio dire a maggioranza musulmana, molte minoranze hanno trovato rifugio, protezione e piena cittadinanza. Non parlo di una storia lontana. Basta pensare alle minoranze religiose in Siria, i copti in Egitto o gli ebrei in Marocco. Storie attuali. Io sono nato al Cairo in un quartiere che si chiama Santa Teresa. Se si ricerca con attenzione nella storia, anche recente ma non solo, si trova che i maggiori “consumatori” degli argomenti sullo scontro di civiltà o tra confessioni religiose o ancor più dei problemi delle minoranze religiose in terra d’islam sono dittatori, militari (dittatori) e i loro sostenitori.

6) Perchè non accettate di partecipare al referendum del 14 gennaio, sulla nuova costituzione che modifica in punti importanti quella della “Fratellanza”? Non sarebbe un’occasione per mostrare che il popolo è contro il Golpe dei militari? Almeno voi lo definite così!
I Militari hanno rubato lo Stato, congelato il processo di democratizzazione, sospeso la Costituzione votata con esito positivo dal 63 % dei votanti, annullato cinque tornate elettorali libere e certificate corrette. Crede legittimo che un consiglio militare indica un referendum?
Nel merito della Carta Costituzionale illegittima si legge chiaramente un tentativo istituzionalizzare il regime dei militari. Si introduce un’ immunità permanente e completa per l’organo militare e i suoi esponenti, ponendolo non come organo di sicurezza dello Stato, come previsto dalle Costituzioni moderne di qualunque paese, ma al di sopra dello Stato creando così uno Stato dentro lo Stato, di fatto facendo nascere una dittatura militare mascherata. Si introduce inoltre un concetto singolare, la democrazia del popolo e la dittatura dei militari. Il popolo secondo le nuove regole costituzionali non è l’organo sovrano la cui funzione passa ai militari, che attraverso l’esercizio della forza delle armi e lo strapotere economico divengono anche l’organo di controllo politico.