Musulmani in Italia

Intervista a Hussein Mahmoud

Hussein Mahmoud, insegna Letteratura comparata all’Università del Cairo per le Scienze e la Tecnologia. E’ un intellettuale laico, scrittore e giornalista, autore di diversi saggi in lingua italiana, tra cui ricordiamo L’immagine di Maometto nei media italiani; La posizione della critica letteraria araba nei confronti della letteratura femminile yemenita; L’influsso della letteratura italiana su quella araba, ma ha pure tradotto in arabo diverse opere italiane, tra cui Donna di Porto Pim di Tabucchi, Conversazione in Sicilia di Vittorini, Ultima lacrima di Benni, La signora è da buttare, di Dario Fo. In arabo ha pubblicato recentemente il suo ultimo libro “Mahfuz in Italia“, che ha avuto un riconoscimento speciale al premio Flaiano. Al professor Mahmoud abbiamo posto una serie di domande sulla situazione attuale dell’Egitto, a partire dalla prossima ed importante scadenza politica, il Referendum del 14 gennaio 2014, in cui si chiederà al popolo egiziano di esprimersi su una serie di modifiche, se accettarle o meno, apportate alla sesta versione della Carta costituzionale egiziana, quella del 2012, nota come “La Costituzione dei Fratelli Musulmani”. Le sue opinioni e valutazioni, ovviamente, sono espressioni della sua lettura della situazione egiziana, che ci limitiamo a riportare, senza necessariamente condividere questo o quel giudizio.

Hussein Mahmoud

Il prossimo 14 gennaio è una data importante per l’Egitto: si vota un referendum che riguarda la Costituzione egiziana. Vuoi spiegare come si è arrivati a questo referendum, su che cosa si deve decidere e quali sono le posizioni delle varie parti in campo?

La prima costituzione egiziana risale al 1923; nel referendum del 14 gennaio 2014 il popolo egiziano è chiamato a esprimere un giudizio sulle modifiche apportate alla sesta versione della costituzione promulgata nel 2012, espressione di una maggioranza religiosa che dominava l’Assemblea costituente istituita dal Parlamento, poi sciolto per decisione della Corte Suprema Costituzionale, che ritenne illegittima la legge elettorale che permise l’elezione dei rappresentanti parlamentari. Ciò avvenne nonostante il clima di tensione: la Corte Costituzionale subì notevoli pressioni e fu , di fatto, assediata dai manifestanti dei partiti religiosi, che si opponevano allo scioglimento dell’Assemblea costituente. La Costituzione del 2012, nota come “Costituzione della Fratellanza”, è stata il prodotto di una serie di iniziative volute dallo SCAF, sigla con cui si definisce il Consiglio superiore delle Forze Armate, e da Morsi, il presidente deposto recentemente, dopo una serie di mastodontiche manifestazioni che richiedevano le elezioni anticipate. Il deposto presidente aveva rilasciato, motu proprio, una dichiarazione costituzionale con cui di fatto attribuiva l’immunità a tutti i suoi decreti: “passati, presenti e futuri”. Si dichiarava, in sostanza, immune da ogni conseguenza per qual si voglia decisione avesse preso nel corso di tutto il suo mandato.

In sostanza, su che cosa il popolo egiziano è chiamato ad esprimersi; quali sono le questioni all’ordine del giorno?

Gli egiziani dovranno dire se accettano o meno i cambiamenti che si vogliono apportare a molte norme costituzionali della Costituzione del 2012, quella chiamata la “Costituzione dei Fratelli Musulmani”), modifiche che riguardano principalmente il diritto di culto per le minoranze religiose, o questioni come quella di chi sia autorizzato ad interpretare la sharia, i diritti della donna e tanti altri articoli considerati dallo schieramento laico e progressista molto arretrati rispetto alle versioni della costituzione egiziana precedenti quella dei partiti religiosi del 2012. Le diverse forze politiche in Egitto parteciperanno nel voto, tranne la Fratellanza e alcuni gruppi gihadisti e salafiti, che considerano il regime attuale golpista e illegittimo, e chiedono il ritorno della Fratellanza al potere.

La questione di chi deve considerarsi autorizzato ad interpretare la sharia, può sembrare una questione tecnica e poco importante, ma in realtà è fondamentale

Si , perché significa riconoscere a qualcuno quella che in termini giuridici si definisce la “interpretazione autentica” delle leggi, cioè come debba intendersi la sharia; in altre parole quali versioni e interpretazioni delle norme shariatiche, della legge tradizionale, siano legittime e quali no. E’ come se in Italia dicessimo che solo alcuni magistrati sono autorizzati ad interpretare la Costituzione ed altri no. Naturalmente la riforma dei Fratelli musulmani favoriva interpreti vicini alle loro posizioni.

Torniamo un po’ indietro, l’attuale situazione è una conseguenza dei cambiamenti determinati dalla presa del potere di Morsi e dei Fratelli Musulmani, attraverso elezioni democratiche, che almeno sono state presentate come democratiche!

I Fratelli Musulmani sono arrivati al potere grazie all’ alleanza con alcune forze politiche egiziane, ma soprattutto con lo SCAF ( Forze armate), accusato di aver consegnato la nazione bella che “impacchettata”nelle mani dei Fratelli Musulmani. Questi ultimi hanno strumentalizzato due grossi problemi di cui soffre l’Egitto da molto tempo: la povertà e l’ignoranza, aiutando a volte in modo non disinteressato le fasce sociali più disagiate con generi alimentari, ad esempio sacchetti di riso e bottiglie di olio, per guadagnare il loro consenso, i loro voti. Oppure offrendo a persone semplici e a volte ignoranti il miraggio del paradiso nell’ altra vita, paradiso promesso in cambio di un voto nelle elezioni parlamentari e presidenziali. La formula, molto elementare, suonava così: “Chi vota per noi andrà in paradiso, chi vota contro di noi finirà all’ inferno”. Il programma dei Fratelli Musulmani è stato divulgato sempre con formule icastiche ed espressive, come quella che recita: “L’Islam è la soluzione”. Il programma con cui si è presentato Morsi si chiamava Nahda, cioè Rinascita: prometteva di risolvere tutti i problemi della povertà, con un investimento di almeno 200 miliardi di dollari, che sarebbero stati disponibili già all’indomani delle elezioni. Con tali risorse si sarebbero dovuti risolvere tutti i problemi del paese in soli 100 giorni. Questo programma non è stato mai realizzato: i Fratelli Musulmani ,dopo la vittoria di Morsi, si sono giustificati dicendo che non si trattava di un programma politico da realizzare sul piano dei fatti , ma solo di una prospettiva programmatica. La formula programmatica, “l’islam è la soluzione”, indica come fine un stato religioso, sul modello del Califfato, ma sviluppato, almeno in una prima fase, solo su scala nazionale.

I Fratelli musulmani hanno dichiarato di accettare le regole democratiche, ma dopo le elezioni Morsi ha cercato di ridimensionare i poteri diversi dal suo come la Corte costituzionale e si è attribuito una sorta di immunità per i suoi atti passati, presenti e futuri. Misure non propriamente democratiche!

La democrazia secondo i Fratelli Musulmani è solo uno strumento per arrivare al potere. Uno dei loro capi ha detto alla stampa che i Fratelli Musulmani , una volta arrivati al potere non lo avrebbero lasciato per almeno 500 anni. La “fratellizzazione” (islamizzazione) del paese è cominciata subito dopo la loro salita al potere: la messa in opera di un piano secondo il quale tutti quelli distanti dalle loro posizioni avrebbero dovuto essere esclusi da tutti i posti importanti del governo e della pubblica amministrazione. La loro era una democrazia che non aveva molto di democratico, basti ricordare la dichiarazione costituzionale che rendeva immuni da conseguenze tutti i decreti presidenziali di Morsi e l’assegnazione del potere legislativo al Senato, composto in gran parte da senatori nominati dallo stesso Morsi.

In che modo i FM hanno tentato di accrescere la loro presenza in realtà come il mondo dei media e dell’università?

Ci sono diversi fattori che hanno contribuito alla caduta del regime dei Fratelli Musulmani, il più importante è dato dal fatto che si sono creati tanti nemici all’interno della società egiziana. Si sono attirati l’ostilità della magistratura, grazie al loro piano di sostituzione di circa 3000 giudici laici con altrettanti religiosi, indebolendo il sistema giuridico introducendo un procedimento non ufficiale, detto ‘urfi, al posto dei tribunali tradizionali. I Fratelli Musulmani avevano un atteggiamento di ostilità nei confronti dei media, controllati tradizionalmente da gruppi politici di sinistra e di tendenza liberale. Nelle università, invece, hanno una certa popolarità. Se la percentuale dei loro attivisti non supera il 5% della popolazione, secondo le stime più favorevoli, nell’ università sono quasi il 20% tra studenti e professori. Questo si spiega per il fatto che, durante l’ex regime di Mubarak, durato per 30 anni, erano molti attivi nell’università ed avevano una certo seguito grazie soprattutto per gli aiuti economici che davano agli studenti più poveri.

E Il progetto di Morsi e dei Fratelli musulmani è fallito. Per quali motivi? Sembra che abbia anche perso, almeno in parte, l’appoggio di forze sociali che prima l’avevano sostenuto. Quali sono le ragioni di questo insuccesso? Politiche, economiche, sociali, culturali, internazionali?

Il progetto di Morsi e dei FM è fallito perché al giorno d’oggi non si può creare uno stato islamico come quello che loro avevano in mente. È fallito quando hanno preso atto che la società da loro governata è una società di “infedeli”. É fallito perchè nega alle minoranze il diritto di cittadinanza. È fallito perché ha strumentalizzato la religione per motivi politici. È fallito quando è diventato evidente a tutto il popolo che le loro promesse di benessere e prosperità erano demagogiche. Alla base di questo fallimento ci sono motivi politici e culturali che riguardano la natura della società egiziana che da millenni è una società agricola, conservatrice e meno violenta di quanto possano essere i radicali islamisti. Ma al livello internazionale gli egiziani sentono tanta amarezza, perché ancora non è chiaro quali posizioni prenderà la comunità internazionale e chi sosterrà realmente. E’ tornata alla mente l’epoca oscura del colonialismo, vedendo l’Occidente che sostiene una democrazia che non è una vera democrazia , che sostiene regimi autoritari sanguinosi, addirittura il terrorismo internazionale :la posizione dell’amministrazione americana è identica a quella di al Qaida, per quanto riguarda la seconda ondata della rivoluzione egiziana del 30 giugno ( cioè la rivolta contro i Fratelli Musulmani, ndr).

Che ruolo ha avuto l’esercito, prima e durante la crisi? Si può dire che in Egitto ci sia di fatto una dittatura militare? L’esercito ha un appoggio popolare?

Tranne un periodo breve dello SCAF al potere, l’esercito egiziano dai tempi dei faraoni gode il supporto illimitato del popolo, un popolo pacifico disarmato che delega sempre le sue forze armate per difenderlo. Le forze armate si trovano in piazza dal 25 gennaio 2011 fino ad oggi, incluso il tempo di Morsi che le ha usate contro il popolo diverse volte. In Egitto ora c’è un presidente laico, un primo ministro laico, una polizia attiva contro le sommosse violente e un esercito contro il terrorismo organizzato in Sinai.

Ci sono in programma nuove elezioni per eleggere un nuovo governo e un nuovo presidente della repubblica? Quando ci saranno? Con quali soggetti politici?

Ancora non si sa se ci saranno prima le elezioni parlamentari o quelle presidenziali , o se si faranno contemporaneamente. Secondo la nuova Costituzione il sistema sarà misto, presidenziale e parlamentare, con meno poteri al Presidente e competenze più estese al Governo, che deve avere la fiducia del Parlamento. I prossimi appuntamenti saranno in marzo e maggio per le nuove elezioni anche se non si sa, come ho detto, quali saranno ad essere fatte per prime. A mio parere gli islamisti, i salafiti ed i Fratelli Musulmani, hanno ancora un seguito politico, ma la maggioranza andrà alle forze civili, tanto ai partigiani dell’ ex regime di Mubarak come alle nuove forze politiche rivoluzionarie e democratiche.

Sei ottimista sul futuro dell’Egitto?

Sono ottimista. Il paese è ora sulla retta via: malgrado tante difficoltà e problemi sta andando verso un futuro molto promettente.