Musulmani in Italia

Dossier statistico sull’immigrazione 2013 UNAR

Il Dossier  statistico sull’immigrazione 2013, rapporto UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) è stato presentato a Roma lo scorso 13 novembre, alla presenza del Ministro Cécile Kyenge.
I dati di riferimento sono quelli del 2012 e confermano, in materia di immigrazione, il trend degli ultimi 10 anni, che è lo stesso degli altri paesi europei.
Si possono così riassumere:
una conferma della costante crescita della presenza di migrantes, anche in tempi di crisi (cittadini stranieri regolarmente residenti, 5.186.000, stima IDOS);

la formazione di una generazione di nuovi nati in Italia (79.894 nuovi nati nel 2013) e che nel nostro paese crescono e  studiano (su 908.539 minori non comunitari, 786.650 sono iscritti a scuola, a.s. 2012/13; 8,8 ‰ del totale), avendo come prima lingua l’italiano e le principali categorie culturali di riferimento di tutti gli altri bambini loro coetanei.

Il Dossier smentisce alcuni luoghi comuni, diffusi soprattutto attraverso un’informazione spesso parziale e fuorviante che, tra l’altro, descrive il fenomeno dell’immigrazione come fortemente caratterizzato da una presenza di clandestini di origine africana.
In realtà i dati (s) della presenza di immigrati, secondo il continente di origine, sono i seguenti:
50,3‰ Europa;
22,2 ‰ Africa;
19,4 ‰ Asia;
8,0 ‰ America Latina.

La prima collettività è composta da un milione di Romeni, seguiti da Marocchini, 531 mila; Albanesi 498 mila; Cinesi, 305 mila; Ucraini 225 mila. Circa la metà degli stranieri residenti sul territorio nazionale non ha permessi di soggiorno a termine, in quanto risiede in Italia da più di 5 anni. Una parte considerevole del fenomeno migratorio in Italia, come in Europa, è costituito da persone che  vivono stabilmente in Italia, che considerano il loro paese e quello dei loro figli. In occasione della presentazione del Dossier, si è lamentata la mancanza di una programmatica attività di Governance del fenomeno, di cui sembra che ancora non si colga, non solo da parte dell’ opinione pubblica, la natura di  realtà radicata e destinata ad ampliarsi.

È stato pure sottolineato che l’integrazione di questi nuovi residenti di origine straniera non può progettarsi come un progetto di mera assimilazione, teso a fagocitare le identità culturali  diverse, per omologarle ad un “modello italiano”, per più versi inesistente. L’integrazione deve avvenire su un piano di reciprocità, tra persone portatrici di valori e culture diverse ma comunicanti, attraverso una  inte(g)razione che abbia come fine non solo quello di un accrescimento numerico della comunità di accoglienza, ma pure e soprattutto di un suo arricchimento attraverso nuove energie vitali, competenze, professionalità , culture.
Allo stesso tempo occorre tener presente, che la “diversità”, l’originalità, la peculiarità di queste nuove realtà umane,  da potenziale fattore di arricchimento può diventare elemento di crisi, se vengono percepite come qualcosa di estraneo,   di “altro”, come una minaccia in grado di mettere in crisi il nostro sistema di vita.

Realtà umane che in tal modo diventano oggetto di discriminazione: “ Tra i più colpiti vi sono coloro che  evidenziano, con le loro caratteristiche e tratti esterni, un’apparente origine straniera e l’adesione ad altre religioni come la fede islamica” (p. 12). L’Islam, anche grazie ad una più che millenaria consuetudine di diffidenza, è spesso visto in Europa con i tratti della cultura e della religione estranea ed ostile.  Circa un terzo, il 32,9‰ degli stranieri residenti in Italia, è composto di musulmani, con un presenza significativa di musulmani europei.  Sono mezzo  milione gli Albanesi residenti, cittadini di un paese che è membro della Lega Araba e che al 70‰ è composto da musulmani (dati Istituto geografico De Agostini, Novara, Atlante 2012).

L’Islam non è solo una religione , ma pure una  ortoprassi, una pratica di vita ed una visione della realtà che abbraccia tutti gli ambiti della vita umana, “dalla culla alla tomba”, come amano ripetere i musulmani.  Praticare l’Islam significa rispettare una serie di precetti che riguardano non solo le pratiche devozionali, ma pure il vestiario, l’alimentazione, le abitudini di vita.

Spesso questa realtà, rappresentata a livello mondiale da più di un miliardo di persone,  è avvicinata attraverso stereotipi e luoghi comuni che non ne colgono la complessità e le differenze e tendono ad omologare sotto etichette come quella di “fondamentalismo islamico” o “integralismo islamico”, realtà sociali, culturali, etniche , geografiche e generazionali, tra loro diverse.